André Prudhommeaux
«Una sola classe, un solo partito, una sola ideologia» e «Una legge, una fede, un re»… «Ein Volk, ein Reich, ein Führer»… L’ultima guerra di religione, totale. Poi, l’Unità umana assoluta, la Pace…
È indispensabile, perché l’umanità sia una, che tutti gli uomini pensino allo stesso modo? Lo pretendono i dogmatici della Cristianità, alcuni dei quali — i cosiddetti «evangelisti» — ci propongono un testo sacro appesantito dal suo commentario e dal modo in cui servirsene, mentre altri preferiscono riservare il testo per un uso rituale o esoterico, e propongono all’ingenuo credente un’autorità, una disciplina organica che è quella della Chiesa (per esempio, della chiesa cattolica romana). Dovunque, malgrado le apparenze di liberalismo e di comprensione universale che ostentano i dottori della legge e della fede, il vecchio dilemma sussiste: tutto ciò che è già nei santi canoni è inutile; tutto ciò che non c’è ancora è dannoso. L’eretico, diceva Bousset, è colui che ha un’opinione.
Ora, l’esperienza ci insegna che mondi interiori differenti possono armonizzarsi esternamente in un ambiente sociale tanto più ricco e più libero, quanto più ogni personalità sia completamente e integralmente autonoma. Ogni aggressione non è forse la rivincita d’una schiavitù — rivincita solitamente diretta dal più forte al più debole? Ogni conformismo di gregge non ci priva, letteralmente, dei piaceri della società, facendo della vita in comune una solitudine in tanti, un unisono perpetuo? L’indifferenziazione individuale non è forse biologicamente legata al disarmo della specie di fronte a circostanze di sopravvivenza, all’incoscienza, allo sterminio in massa, alla bassa animalità? Alla specializzazione tecnica (delle razze, dei sessi, delle caste, delle funzioni) la nostra specie contrappone la specificità delle vocazioni creatrici, nell’universalità delle facoltà ricettive.
«Tutti per uno, uno per tutti». Ma non alla maniera dello sciame di api o del banco di merluzzi. L’essere umano fa il tirocinio di una solidarietà sconosciuta agli animali, perché essa non si basa né sull’identità psicologica degli innumerevoli gemelli, né sul carattere organicamente complementare delle varietà, strumenti che la specie sovrappone ed utilizza. In questa nuova solidarietà, l’individuo umano è la suprema ed ultima realtà, accanto alla quale tutto non è che nome, mezzo o parte — e che non può essere considerata uno strumento neppure da un altro individuo umano.
Pensare separatamente per vivere insieme. Volere che l’essere umano sia libero perché sia responsabile. Essere grati agli altri di non essere nostri simili in assoluto: ciò toglierebbe ad essi il loro valore e a noi il nostro. Fondare il regno dell’eresia accettando e promuovendo l’eresia. Ecco la condizione della pace sulla terra. Questo ci dà l’irriverenza necessaria per parlare dei vari «libri sacri».

