La chiave

Ghérasim Luca

«Essere fuorilegge
ecco la questione
e l’unica via della ricerca»

In un breve testo autobiografico scritto in terza persona, il poeta surrealista rumeno Ghérasim Luca (1913-1994) ricorda che «nell’aprile del 1960 lanciò ai quattro angoli della mondo La Clef, brulotto alla ricerca del bersaglio fondamentale». A questo testo fa riferimento anche Sarane Alexandrian, il quale lasciò in proposito una testimonianza diretta: «Nel 1960, in rue des Abbesses, non lontano da casa sua, incontrai Ghérasim Luca che teneva in mano una grossa busta contenente la sua poesia-manifestino La Clef, stampata su un foglio di grande formato. […] Luca stava andando all’ufficio postale per inviare questa poesia al generale Eisenhower, diventato presidente degli Stati Uniti».
Di cosa si tratta? Di una sorta di poema alchemico spedito ai capi di Stato del mondo, relativo alla deflagrazione atomica vista provocatoriamente come metafora della possibile rigenerazione di un’umanità giunta allo stremo. Una nota inedita dell’autore riassume il senso dell’iniziativa: «Contro i miti religiosi, letterari e sociologici di una libertà consolatrice di schiavi per una libertà reale, integrale, assoluta, per un “suicidio” su scala planetaria, per l’estinzione definita, definitiva della “specie”, per una “bomba atomica” estrema e il lieto “incidente” che la farà scoppiare, per il “rifiuto” totale dell’insulto, della prigionia e dell’orrore dell’essere».
La libertà promessa dai saltimbanchi della politica, poco importa se di palazzo o di piazza, è soltanto «agitazione da una gabbia all’altra». Una libertà reale si può costruire solo sulle rovine del mondo attuale. Niente rattoppi, niente rimedi, niente riforme. Ma una tabula rasa, densa di promesse. È il nulla, sì, ma il nulla creatore. Perché quando la rivoluzione scompare dall’orizzonte, spazzata via dall’avvento del boom economico, della televisione, della società di massa, ben venga allora la catastrofe a rimettere tutto in gioco, a riaprire il Grande Gioco.

*****

Nella smania d’un rimedio universale
l’ineguagliabile sfida della bomba
e il mito
— come sale sulla tavola —
si rovescia: sale filosofale
su una tavola vuota di smeraldi

Ma all’improvviso quel porta-sfortuna
muta la sfortuna in porta
e con l’aggravio di vivere al confine
fra il bene e il male
— all’incessante ricerca di una morte vile —
un battito d’ali uccide il padre funesto
la iena-maiale
l’angelo ebbro e morboso

Una volta tanto
e alla luce d’un corpo scuoiato
in una porcilaia d’aquile
il ladro di fuoco s’ingozzerà da solo
col proprio fegato

Come un’ostrica aliena
la cui dimensione lambirà le stelle
racchiude nelle viscere
la scintilla di un incarnato di fuoco
il cui fegato è posto al centro
— e non l’amato cuore
come vagheggiano i crani pallidi —
il fegato astrale e stratega
in cui il metallo fuso
la confusione mentale
e i due anelli di Saturno
si uniscono s’ingegnano e si combinano
— e per forma e per formula
in un otto allungato: la legge pesante e arrogante
che fino ad allora sigillava i mondi
non è stato che un incidente senza seguito né coda

Di getto
con gesto quasi folle
e peggio che saggio
eccoci trottola che
al di fuori della frusta e al di là di tutto
fa roteare la rosa senza stelo
nel vuoto dello spazio:
la specie che eravamo? Fuoco senza fumo
che la vertigine travolge e intanto aspira

E se il fuoco era il segreto senza peso
rubato dall’uomo agli dèi
mai l’occhio asciutto dell’Atroce
l’occhio primitivo e ottuso
fisso e impacciato da ciglia unte
nell’aura del suo triangolo
potrà svelare
il mistero del pugno di terra ignea
che ha forgiato

Ma prima di tutto…

Per cominciare c’è da pagarne il prezzo
di smuovere lo stagno — quanti schizzi! —
di lasciarci la pelle e
in linea di principio
l’essere
l’essere del fallimento e il fallimento d’essere
doppia scala
utile solo a predisporre sulla base
un feretro

Oracolo e dubbio testa a testa
lasciamo danzare velocemente
al laccio e di frodo
l’essere chiuso

La vera chiave chiude il cerchio
mentre la serratura
l’accerchia nell’immediato
e serve solo a mettere a nudo
la ferita

Mai una serratura che si apra
può saltare sì
ed è così che si elimina

La vera chiave sarà nuda
eunuca e nucleare
o non sarà

Esca-preda
trappola-lupo
una scintilla al limitar del bosco
e fuggire fuggire ma dove
se non fuori di sé?

Essere fuorilegge
ecco la questione
e l’unica via della ricerca

*****

Dietro le sbarre della materia
innata e inerte
un cumulo di pietre vive
s’illude di sogni e rivolta

All’infinito
un’orgia di energie
a perdifiato s’accumula…
in una capocchia di spillo
mozzata

Strana segreta
questa dimora della forza
dove la farsa della salvezza
spia i galeotti: è il piccolo
rompicapo
chiamato scappatoia

E bussano a porte
sbarrate
mentre la porta d’ingresso
resta ignorata e battente

La perdita? non interessa a nessuno
non interessa che nessuno
il nulla che la tenta dal nulla

Partenza avere ciclo essere…

Ci preoccupiamo e lottiamo
solo per salvare ciò che è
e l’idea stessa di libertà
viene evocata in termini di schiavitù

Quanto alla rivoluzione
scimmiotta il suo contrario:
si scambiano tesi con antitesi
i due poli di una pila
uno dei quali folgora l’altro
non essendo il famoso 3 che una falsa tappa
su un seggio
cifra occulta
annegata nello stagno senza sponde di una cabala
che nessun sogno riesce più a scaldare

E ci si chiede perché
questa oscillazione
cresca a valanga
su barricate nere
scarlatte…

E tanto peggio se di tanto in tanto
un buco nella tempia
rovina la festa
anche il suicida ne fa parte
così come quei preti iniziati
che illuminano un’isola

Eppure
per una creatura che vive squartata viva
fin dalla nascita
è da quel duello individuale
che arriva e deriva
l’idea-limite di suicidio collettivo
da cui dipende la sua vera vita
l’«assente»

Tentare la carta della perdita
spegnere il fuoco nella cenere
deviare dal senso del destino
commettere l’eccitante crimine del rifiuto d’essere
che la materia liberata prova in questo momento
come intensa eco di ciò che fummo
e forse saremo

Un bombardamento di atomi accelerati di elio
contro l’alluminio
— e rilevo qui
come si orienta un termine agile
ma ardentemente limpido
nella lotta dell’uomo
per la libertà —
è un’enorme aggressione
che un mostro di un’altra dimensione
esercita su un popolo
che vive al confine dell’energia
con la materia

Cosa deve fare il metallo
se vuole scongiurare la combinazione di forze
cui la sua falsa entità lo espone?

Esplode
trasgredisce la legge dell’«io»
per il mito dell’«altro»
e fuori dalla sua vecchia carcassa
laddove «il rame si risveglia tromba»
l’alluminio s’illumina
… è già fosforo

La vera libertà sarà trasformazione
o null’altro che agitazione
da una gabbia all’altra

È forse debolezza da parte mia
voler inserire humour
nel bisogno di ferire
quella certa inclinazione dell’uomo
per le canzoni d’amore le fiabe
i castelli di carta…?

Sì perché l’eco di contrasto
punge la pelle

Mi accontenterò allora di affermare
che il mito poetico
politico e religioso
dei paradisi celesti e terrestri
cuoce i suoi scarti
nella salsa di un utero invalido
dove la vile idea di società ideale
più o meno socialista
può solo lucidare la catena di essere
fino allo sfinimento

Che il pianeta salti che il
pianeta salti che il pianeta salti…
su quale tamburo
in pelle animale anteposta al concetto
bisognerebbe affrontare
il tam-tam che anima queste quattro parole
in un deserto
in cui chi dovrebbe sentirle
col timpano a brandelli
suda
si suicida
e si uccide vicendevolmente
costruendo piramidi di felicità?

Succede che in mezzo ai mali
che ci straziano
nessuno potrebbe essere peggiore
del balsamo meschino
di cui l’operaio è il tenero feticcio
che veglia sulla nostra buona coscienza

Ci piaccia o no
al ripugnante appuntamento
delle alte scienze e della finanza
al centro e sul genere dell’enigma
non è più la sfinge a interrogare

E per oltraggioso che sia
agli occhi degli esteti della storia
l’incontro di scienziati e generali
a una festa che ha l’orrore d’essere
teatro d’operazione
— bello come —
è certo che una rabbia gigantesca
contro la sorte
ci conduca
e che non si esca dall’assurdo
che attraverso l’assurdo stesso

La guerra non è assurda
e non lo è la pace che la incita
la loro logica demografica può nutrire
l’orco dell’equivoco
mai il demone della rabbia
e dell’assurdo

Il giorno in cui la folle risata
— la bomba atomica —
scoppierà nel mondo
alle nozze senza nome
dove si spezzano gli anelli
innocente e in piedi e di troppo
e praticamente nessuno
un anonimo personaggio
sbaglierà bottone*

* Piccolo corpo prominente che cresce su una pianta e dà vita a un gambo, a un fiore, a una foglia: bocciolo di rosa.