Emile Henry
Se dovessimo attaccare, uno dopo l’altro, gli innumerevoli pregiudizi con cui le nostre menti sono state imbottite e la nostra intelligenza saturata fin dalla più tenera età, non solo lo spazio di questa rivista sarebbe insufficiente, ma interi volumi conterrebbero a stento il materiale relativo a un simile argomento. Dovremo quindi concentrarci sui pregiudizi che ci paiono più profondamente radicati nelle menti delle masse, su quelli che più saldamente mantengono i lavoratori in un’infima condizione miserabile, e che rappresentano, per così dire, il nodo gordiano dell’emancipazione sociale dei proletari dei Due Mondi.
A tal fine, cominceremo attaccando il pregiudizio di fondo, quello che per secoli ha causato il principale spargimento di sangue e il maggior profluvio di lacrime, elevando a principio e istituzione il brigantaggio, il furto e l’omicidio.
È su questo pregiudizio che vorremmo soffermarci oggi. Ciò che ha diviso gli uomini, che assoggetta i popoli, è il pregiudizio militare, lo sciovinismo.
Questo pregiudizio ci ha indotto finora a riconoscere come capi, ricoperti di gloria e onore, coloro che hanno assassinato o fatto uccidere il maggior numero di uomini, che hanno provocato più dolore e devastato più popoli.
Grazie a quale rovesciamento della ragione umana ha potuto verificarsi questo stato di cose in tutto il mondo per così tanti secoli? Di quali risorse, di quali talismani si sono avvalsi questi criminali? Di quali parole si sono serviti?
Di una sola parola… Patria !
Con questa parola, ignari popoli sono stati sottomessi, resi schiavi.
È per questa parola sinistra e fatale che sono stati versati fiumi di sangue, per non parlare di quello che continuerà a essere versato finché permarrà questo sciovinismo idiota e feroce.
Patria: parola stupida.
Patriottismo: parola criminale.
Patria: diritto di proprietà di canaglie ricche e decorate, che prosperano grazie alla stoltezza delle masse lavoratrici.
Patriottismo: odio ufficiale imposto tra popoli fratelli, eppure schiavi.
Infame società borghese; ah! è proprio vero che l’immensità del tuo mostruoso edificio ha come fondamento l’ignominia, e come principio la solidarietà dei crimini.
Patriottismo: odiarsi l’un l’altro.
Patria: dividi et impera.
Ma nella nostra ignoranza, il patriottismo, il cosiddetto sciovinismo dei nostri padroni, non dovrebbe servirci da esempio e aprirci gli occhi?
I capitali che hanno rubato ai produttori — i soli artefici della ricchezza pubblica — hanno forse una patria? Le loro galere industriali, tutte aperte ai lavoratori di qualsiasi nazionalità, purché si offrano a un costo inferiore rispetto ai lavoratori del posto, hanno forse una patria?
Questo pregiudizio, che il popolo ha religiosamente conservato fino ad oggi e che ci fa rabbrividire di una certa febbre quando vediamo passare alcuni uomini in uniforme preceduti da una tromba; questa febbre bellicosa, al limite della ferocia animalesca, causa di tanta sventura, questo mostruoso pregiudizio è stato creato e alimentato da coloro che, sfruttando la nostra debolezza, si sono autoproclamati nostri padroni per perpetrare i massacri di volta in volta necessari ai loro privilegi, tra le immense legioni dei loro schiavi, sempre più numerosi e sempre più affamati.
Con la scomparsa dell’influenza religiosa, la borghesia non ha forse bisogno di un’influenza che la rimpiazzi e le fornisca i mezzi per «governare»? La nuova religione del patriottismo. Il ruolo è diverso, ma lo scopo è sempre lo stesso: rimbecillire l’umanità per sfruttarla più agevolmente.
A cosa servono, in effetti, gli eserciti, queste scuole di abbrutimento e servilismo? A cosa servono, se non a cementare l’edificio borghese permettendo a chi comanda di rafforzare il proprio prestigio attraverso guerre straniere e di perpetuare lo sfruttamento delle masse reprimendo i movimenti popolari?
Ecco dove ci hanno portato i nostri pregiudizi e il nostro atteggiamento lassista, perché così si è sempre fatto.
Il popolo saprà comprendere presto che, per appartenere veramente a se stesso, deve forgiare una nuova vita, rompere col vecchio mondo che attende solo una spinta per crollare, e finalmente fondare una nuova società in cui il passato non sia altro che un incubo?
Avanti! Lavoratori, guardate il passato, pensate al presente che non è certo migliore, e infine insorgete, implacabili vendicatori, armatevi contro gli squali della finanza, i serpenti della superstizione, le idre del potere, i corrotti della magistratura, i rospi della stampa borghese, i vermi della polizia e i famelici di autorità.
Se cercano di dividerci e di incitare alla guerra tra noi, tendiamo piuttosto una mano fraterna a tutti gli oppressi.
Se ci viene ordinato di massacrarci a vicenda, ebbene! allora rivoltiamoci insieme contro i nostri capi, chiudiamoci nel cerchio della nostra collera e, per rispondere alle loro perfide e criminali istigazioni, noi, sfruttati di entrambi gli emisferi, dimentichiamo i primi colpi e le ultime ferite e, in un’abbuffata titanica, divoriamo insieme i nostri tiranni, i nostri sfruttatori, i nostri padroni!
[Le Forçat, n. 1, 4 luglio 1891]

