Domela Nieuwenhuis
Dalla chiesa al socialismo, dal socialismo all’anarchismo. Tale è stato il percorso di Ferdinand Domela Nieuwenhuis (1846-1919): un teologo e pastore luterano diventato ateo; un membro della seconda Camera del parlamento e corrispondente di Marx, che nel 1900 pubblicò un libro intitolato La bancarotta del marxismo; infine il principale esponente del movimento anarchico olandese, contrario ad ogni organizzazione anarchica stabile. Dopo tanti anni passati all’ombra dell’autorità, prima divina e poi terrena, si era persuaso che «l’idea rivoluzionaria è soppressa dalla fiducia nel parlamentarismo» e pare rabbrividisse ogni qualvolta sentiva pronunciare le parole «organizzazione» o «partito». Nel 1904 fu tra i fondatori dell’Unione Internazionale Anti-Militare e in occasione della Prima Guerra mondiale si batté contro ogni interventismo.
Riproponiamo qui un suo breve racconto, di amara attualità:
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Vicino A — Mio caro vicino, come sono contento che abbiamo sempre vissuto in buona armonia! Ecco perché ho comperato questo buon randello: guardalo.
Vicino B (esaminando il randello). — Infatti è veramente una buona verga; può servire a meraviglia per sfondare un cranio. Che fortuna che noi viviamo in ottimi rapporti! Vado dunque a comperare anch’io un simile randello, quantunque avrei bisogno d’impiegare il denaro per la casa.
Dopo qualche tempo:
A. — Guarda, vicino, mi sono sbarazzato del mio randello, regalandolo ad uno che è meno
incivilito di me; perché, tutto ben considerato, è un modo d’agire molto grottesco, quello di accopparsi con un bastone. Guarda questa sciabola, è ben più facile a maneggiarsi e ben più elegante. Sono così contento di intendermi tanto bene coi miei vicini e di vivere in pace con tutti.
B. (esaminando la sciabola). — Ma sì, è davvero una fortuna che siamo dei cristiani. Il cristianesimo è l’amore e la pace; perciò vado anch’io, per convenienza, a procurarmi una sciabola. Dopo tutto un randello è un po’… pagano.
Ancora qualche tempo dopo:
A. — Ehi! vicino, vieni a vedere! Guarda, ho un fucile. Questo è infinitamente più efficace di una sciabola. Intanto lo serbo… poiché le nostre relazioni sono così pacifiche… Ma prendo con me il fucile.
B. (esaminando il fucile). — Bene! vado a comperare un fucile anch’io.
Rientrato in casa, B. dice a sua moglie:
— Dammi qualche lira per comperare un fucile.
La moglie — Sei pazzo ? Un fucile ? Se non ho nemmeno denaro per comperare da vestire i bambini.
B. — Eh! Prendi in prestito un po’ di denaro.
La moglie — Ma se non ho più nulla da dare in pegno.
B. — I nostri figli diventando più grandi e più forti; pagheranno pur il debito che facciamo e cederanno una parte del frutto del loro lavoro per pagare gli interessi.
I figli gridano: Abbiamo fame.
B. — Tacete! Non posso soffrire il malcontento. Amo la libertà e permetto a ciascuno di voi di aver fame finché vuole, ma a patto che non si cominci a manifestare il malcontento.
La madre e i figli si mettono a piangere e, per amore della pace, B. somministra loro una buona dose di botte.
E così continua… la pace fra i due vicini.

