Oltre trent’anni fa (novembre-dicembre 1993) nascevano le edizioni Gratis, con la pubblicazione contemporanea di dodici titoli stampati in tipografia e la diffusione gratuita (per lo più all’interno del movimento anarchico) di duemila copie del nostro primo Catalogo in rivista. Da allora, seppur con molte pause, abbiamo continuato a pubblicare libri, e non solo, cercando di volta in volta di superare gli ostacoli che ci pone davanti un’esistenza in cui tutto muta sempre più vorticosamente.
Siamo figli del Novecento, nati e cresciuti respirando la sua aria, assorbendo le sue tensioni, portando i suoi segni, ne abbiamo perciò coltivato a lungo e con ostinazione quelle che un poeta chiamava illusioni necessarie. Se da un lato non abbiamo mai creduto in chi prometteva un munifico sol dell’avvenire, dall’altro non ci siamo neppure fatti scoraggiare da chi in nome della ragion di Stato ha acconsentito prima a due guerre mondiali e poi all’accumulo di terrificanti arsenali nucleari, in nome dello sviluppo economico ha legittimato la devastazione della natura, in nome dell’efficacia politica ha giustificato il totalitarismo di sinistra, in nome della sicurezza ha accettato la sottomissione della vita quotidiana ai vincoli dell’organizzazione industriale e burocratica…
Ma dal Novecento non ci separano alcune decine di anni, ci separa un millennio. E in noi nessuna illusione necessaria, per quanto romantica e consolatoria, è uscita indenne da quanto è accaduto negli ultimi quattro anni: una pandemia planetaria di servitù volontaria, l’esplosione di un conflitto bellico — in grado di far detonare una guerra nucleare — ampiamente annunciato e previsto otto anni prima, infine un genocidio compiuto dal sedicente «esercito più morale del mondo» composto dai discendenti delle vittime dell’Olocausto. Davanti a una tale desolazione, alla nauseabonda farsa che caratterizza una condizione umana sempre più smart, sempre più priva di qualsivoglia sensibilità ed intelligenza, come possiamo continuare a sostenere che i libri sono pericolosi ed invitare a bandire il senso della misura per lasciare entrare l’infinito? Chi vogliamo ingannare, scommettendo sulla diffusione di idee quale strumento per risvegliare coscienze assopite? Dopo che l’idea è stata sostituita dall’algoritmo, dopo che ogni pensiero vivente è stato trasformato in immagine senz’anima, dopo che ogni individualità è stata soppiantata da un fascio di riflessi condizionati, è giunto il momento di prenderne atto: siamo diventati gli stremati testimoni della scomparsa del significato. Ha ancora un senso insistere a prendere pubblicamente la parola, quando ogni parola andrebbe viceversa lasciata, da tanto è ridotta a stolto chiacchiericcio, a becera propaganda, a vanagloriosa narrazione? Oppressi da questi interrogativi, stavamo per porre fine a Gratis e rinunciare definitivamente ad ogni pubblicazione, quando il caso ha voluto che ci imbattessimo nelle parole di chi ha vissuto, involontariamente o volontariamente, in esilio. Come quello scrittore russo che non ha ceduto allo sconforto nemmeno dopo essere stato spedito a marcire in Siberia in un villaggio di abbrutiti — «Per me poco male, io ho la possibilità di non parlare con gli uomini, di non vederli. Il libro me li sostituisce. Ma per gli altri vivere qui sarebbe impossibile». Come quell’oscuro poeta francese che, ritiratosi in uno sperduto mulino a vento, scoprì che «meditare sul verbo, segretamente, per la salvezza dell’anima e l’onore dello spirito, è diventata con la fine dei tempi una necessità assoluta. Quando tutti tradiscono, non è né bello, né grande, né eroico essere onesti: è solo essenziale per preservare l’onestà». Non siamo soli, non siamo mai stati soli.
Quello che state leggendo è il nuovo Catalogo in rivista di Gratis, i cui titoli non sono corredati da una mera presentazione ma spesso da un loro prolungamento. Sono pagine non più indirizzate ad un movimento anarchico diventato una patetica caricatura, una comparsa sul palcoscenico della politica di (estrema) sinistra intenta a guadagnare legittimità e visibilità — ma rivolte a individui senza mondo, a coloro che (soprav)vivono in esilio interiore perché non hanno posto né agio in ciò che li circonda. Rivolte a chi conosce la differenza fra opinioni intermittenti e idee che danno senso alla vita, a chi non riesce proprio a credere che il pensiero critico si possa trovare in fondo ad uno slogan, a chi è alla ricerca dell’unico e della sua proprietà, non del selfie e della sua vanità. I nostri libri non vogliono un pubblico, sono a disposizione di singoli lettori. Offrono una possibilità in più di non parlare con i contemporanei, vengono incontro ad una certa necessità assoluta. Non avendo contesti privilegiati di riferimento, rifiutando le stampelle finanziarie a cui quasi tutti ormai ricorrono, siamo costretti a lanciare questo Catalogo in rivista nel limbo virtuale e ad affidarlo al passa-parola. Chissà che non venga notato da occhi con ancora dentro uno sguardo…

