All’ombra di un computer che contiene il cielo

Claude Pélieu

Le ossa rotte generano rumori
Così inizia la poesia
Astragali infrangibili abbandonati in terre desolate
I figli della Tecnologia agitano le loro schiere di denti bianchi ed occhi azzurri — i bambini che i computer istruiscono, modellano e controllano sono sempre più belli — ignorano tutto, i nomi dei fiori degli alberi o degli uccelli — i movimenti del paesaggio ignorano la Danza — gli Sciamani se ne sono andati — i mondi-coscienze agonizzano.

Disesperanto
Le ossa rotte generano rumori
Così inizia la poesia
Gli specchi non hanno più tetto
I crinali della luna sono privi di gioia
Il sonno dei bambini è popolato di equazioni

Ho l’impressione d’essere l’ultimo Mohicano di una generazione che ha conosciuto la «libertà» — un breve periodo, discutibile e sinistro, stipato tra gli anni 30 e 50 — quella libertà di movimento in cui l’Anarchia color umano piantava i suoi riflessi.
È finita
Il computer vive, si diletta e pensa per voi.
[…]
Astragali infrangibili abbandonati in terre desolate
People’s Park vietato
Matite colorate vietate
Strade e sentieri vietati

Capelli lunghi vietati
Erba vietata
Il programmatore coi capelli corti ha occhi da maltempo.

Paul Eluard ha scritto:
«E quando si è vecchi si è visto tutto»

— ebbene, io sono un bambino —
solo i cani abbaiano la loro età.
Hippyland invasa da bulldozer e robot

Le ossa rotte generano rumori
Così inizia la poesia.
Cosa scriverò adesso?

[Infra-noir, 1972]