E lo chiamano progresso!

Aldous Huxley

Quest’uomo, che credeva solo nel popolo, si era trovato coinvolto nella follia collettiva e sub-umana del nazionalismo, nelle istituzioni sedicenti super-umane, ma in realtà diaboliche, dello Stato-Nazione. Vi si era lasciato coinvolgere credendo di poter mitigare quella follia e trasformare ciò che nello Stato vi era di satanico in qualcosa di simile all’umanità. Ma il nazionalismo e la politica del potere si erano dimostrati troppo forti per lui. Non è stando al centro, non è dall’interno dell’organizzazione che il santo può curare la nostra insania irreggimentata, ma solo trovandosi al di fuori, alla periferia. Se invece egli diventa un ingranaggio della macchina nella quale s’incarna la follia collettiva, accadrà l’una o l’altra di queste due alternative: o egli resterà quello che era, nel qual caso la macchina lo sfrutterà finché può, liberandosene o distruggendolo non appena inservibile; o egli prenderà le sembianze del congegno col quale e contro il quale lavora, e allora vedremo sante inquisizioni e alleanze con qualsiasi tiranno disposto a garantire privilegi ecclesiastici.
[…]
L’amore uccide la paura, ma per contrapposto la paura uccide l’amore. E non soltanto l’amore. La paura uccide anche l’intelligenza, uccide la bontà, uccide qualsiasi pensiero di verità e di bellezza. […] Poiché alla fine la paura uccide in un uomo perfino l’umanità. E la paura, miei cari amici, la paura è la vera base e il fondamento della vita moderna. Paura della tanto agognata tecnologia che, se eleva il nostro livello di vita, accresce le probabilità di una nostra morte violenta. Paura della scienza, che con una mano ci toglie più di quanto generosamente profonde con l’altra. Paura delle istituzioni, di cui facile è dimostrare la fatalità, e per le quali, nella nostra fedeltà suicida, siamo pronti a uccidere e a morire. Paura dei Grandi Uomini che, per acclamazione popolare, abbiamo innalzato a un potere del quale inevitabilmente fanno uso per ucciderci e asservirci. Paura della Guerra, che non vogliamo, e che tuttavia con ogni mezzo ci sforziamo di provocare.
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Ed ecco il sovraffollamento del pianeta: cinquecento, ottocento, talora fino a duemina persone per miglio quadrato di terra produttiva, la quale intanto se ne va alla malora a causa della cattiva coltivazione. Erosioni dovunque, dovunque lo sperpero dei minerali. E i deserti si estendono, rimpiccioliscono le foreste. Anche in America, perfino in questo Nuovo Mondo che un tempo era la speranza dell’antico. Si eleva la spirale dell’industria, ma precipita quella della fertilità del suolo. Tutti sono sempre più ricchi e migliori, più grandi e più potenti: poi, quasi d’un tratto, fame e sempre più fame. Sì, Satana aveva tutto previsto: il passaggio dalla fame ai viveri importati, dai viveri importati all’incremento demografico, e dall’incremento demografico di nuovo alla fame. Ritorno alla fame. La nuova fame, la grande fame, fame di gigantesche classi proletarie industrializzate, fame di cittadini pieni di soldi, provvisti di ogni comodità, con automobili e radio e qualsiasi ordigno immaginabile; fame che è causa di guerre totali che sono causa di fame anche maggiore.

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Fin dal primo iniziarsi della rivoluzione industriale, Satana aveva previsto che gli uomini sarebbero divenuti così presuntuosamente arroganti per i miracoli ottenuti dalla tecnologia, che ben presto avrebbero perso ogni senso della realtà. Ed è proprio ciò che accadde. Questi sventurati schiavi degli ingranaggi e dei libri mastri cominciarono a congratularsi con sé medesimi proclamandosi conquistatori della natura. Bei conquistatori davvero! In realtà essi avevano semplicemente rovesciato l’equilibrio della natura, e si accingevano adesso a soffrirne le conseguenze. Consideriamo un momento ciò che hanno fatto nei centocinquant’anni che hanno preceduto la Cosa. Hanno insozzato fiumi, sterminato animali selvaggi, distrutto foreste, gettato l’humus del suolo nel mare, arso un oceano di petrolio, dissipato minerali la cui formazione aveva richiesto tutta un’èra geologica. Un’orgia di imbecillità criminale. E l’hanno chiamata progresso. […] Io dico che una tale invenzione era troppo sottile per essere il frutto di una mente umana qualsiasi, troppo diabolica nella sua ironia! Doveva esservi stato un intervento esteriore, perché ciò fosse possibile: la provvidenziale grazia di Satana, che non è mai negata a chi sia preparato a cooperarvi. E chi non lo è?
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Il progresso e il nazionalismo: ecco le due grandi idee che Egli ha messo in testa all’umanità. Progresso: la teoria secondo la quale è possibile ottenere qualcosa per niente; la teoria che si può guadagnare in un campo senza essere costretti a pagare per tale guadagno in un altro campo; la teoria che tu solo conosci il significato della storia; la teoria che tu sai quello che accadrà tra cinquant’anni; la teoria che, di fronte a ogni esperienza, tu puoi prevedere tutte le conseguenze delle tue azioni; la teoria che l’utopia ti sta dinanzi, a portata di mano, e che, siccome un fine ideale giustifica i mezzi più abominevoli, è tuo privilegio e dovere depredare, truffare, torturare, asservire e uccidere tutti coloro che a tuo giudizio (il quale per definizione è infallibile) si frappongono alla marcia in avanti verso il paradiso terrestre. Ricorda la frase di Karl Marx: «La Forza è la levatrice del Progresso». Avrebbe potuto aggiungere… che il progresso è l’ostetrico della forza. Ne è anzi doppiamente l’ostetrico, per il fatto che il progresso tecnologico procura alla gente strumenti per una distruzione più indiscriminata, mentre il mito del progresso morale e politico serve come scusa a fare impiego di tali mezzi fino all’estremo. Io ti dico, figliolo carissimo, che uno storico miscredente non può non essere un pazzo.
[…]

C’è quindi il nazionalismo: la teoria che lo Stato di cui ci accade di essere soggetti è l’unico vero dio, mentre gli altri Stati sono idoli falsi; che tutti questi dèi, veri o falsi, hanno la mentalità di giovani criminali; e che qualsiasi conflitto per motivi di prestigio, potenza o denaro è una crociata per il bene, il vero e il bello. Il fatto che, in un certo momento storico, tali teorie siano state universalmente accettate, costituisce la prova migliore dell’esistenza di Satana, la prova migliore che finalmente Egli ha vinto la sua battaglia.
— Non ho capito bene il ragionamento — osserva il dottor Poole.
— Ma certo, è chiarissimo: abbiamo qui due concezioni. Ciascuna di queste è assurda intrinsecamente, e ciascuna conduce a una successione di fatti che è facile dimostrare fatali. E tuttavia l’intera umanità civilizzata decide, quasi a un tratto, di accettare tali concezioni come guida alla propria linea di condotta. Perché? E per suggerimento di Chi, per incitamento di Chi, per ispirazione di Chi? Può esservi una sola risposta.
— Lei dunque crede che sia stato… sia stato il Diavolo?
— E chi altri desidera la degradazione e la distruzione della specie umana?

[La scimmia e l’essenza, 1948]