Per certi versi, un testo sconvolgente. Ecco perché ci accingiamo qui a pubblicare in più parti ampi stralci di un libro del tutto dimenticato, apparso a Zurigo nel lontano 1946 e scritto da un solitario pensatore cristiano (di origine ebraica). Perché le caratteristiche che Max Picard (1888-1965) attribuisce all’«uomo del niente», ovvero il cittadino tedesco che nei primi anni 30 permise l’ascesa di Hitler, corrispondono esattamente alle caratteristiche dell’ipertecnologico cittadino contemporaneo, il quale è anch’egli «un uomo che non ha alcuna continuità interiore, che senza nesso vive di istante in istante», e che per questo «deve sempre urlare la sua esistenza, per attestare di esserci».
Max Picard
1 • La preparazione dell’avvento hitleriano
I
Durante un viaggio in Germania nel 1932 il segretario di un grande partito tedesco venne a trovarmi e mi domandò come mai Hitler avesse potuto acquistare tanta fama, trovare tanti seguaci. Gli indicai la rivista illustrata che era sulla scrivania e lo invitai a guardarla. Nella prima pagina era riprodotta una ballerina quasi nuda; nella seconda un battaglione di soldati faceva esercitazioni con la mitragliatrice; sotto si vedeva lo scienziato X nel suo laboratorio; in terza pagina era riprodotta l’evoluzione della bicicletta dalla metà del secolo XIX fino ad oggi; di fianco si leggeva una poesia cinese; nella pagina seguente erano fotografati gli esercizi ginnastici degli operai nella fabbrica Y durante le ore libere; più sotto la scrittura a funicelle annodate di una tribù indiana dell’America meridionale; di fronte il deputato A in villeggiatura.
«Ecco», dissi, «come l’uomo oggi fa le sue cose del mondo. L’uomo contemporaneo avvicina a sé tutte le cose in un arruffio incoerente: anche il suo intimo è dunque un arruffio incoerente. L’uomo contemporaneo non si trova più di fronte a cose solide e concrete e le cose non gli vengono più incontro una ad una, né egli si accosta alle singole cose con un atto particolare: verso l’uomo moderno, la cui interiorità è una confusione sconnessa, si muove oggi una sconclusionata confusione esteriore. Non si presta neppure più attenzione a cosa ci viene incontro, si è soddisfatti purché venga qualcosa ed è proprio in una siffatta confusione che qualsiasi cosa e chiunque può immischiarsi… anche Adolf Hitler: ed egli si trova nell’intimo dell’uomo senza che si sappia come vi sia entrato, e ora non dipende più dall’uomo stesso ma soltanto dall’abilità di Adolf Hitler attraversare l’uomo o ancorarvisi saldamente».
Questa mancanza di coerenza nella rivista illustrata è in confronto con quella della radio quasi antiquata, come dire un lavoro a mano. La radio ha assunto oggi la gestione meccanica dell’incoerenza. Ore 6: Ginnastica. Ore 6,10: Musica riprodotta. Ore 7: Notizie. Ore 8: Corso per telegrafisti. Ore 9: Predica. Ore 9,30: Nel regno delle palafitte. Ore 10: Beethoven, sonata per flauto e pianoforte. Ore 10. 30: Conferenza su problemi agrari. Ore 10, 45: Cronaca mondiale… e così via fino alle 22,10: Corso di spagnolo. 22,30: Musica sincopata.
Questo mondo radiofonico non solo è senza nesso, ma produce anche la sconnessione; produce le cose in modo che fin dall’origine non sono collegate tra loro e pertanto si dimenticano una dopo l’altra già prima che siano scomparse, e fin dall’inizio si presentano in una nube di oblio. Questo mondo esteriore presuppone che l’uomo sia assolutamente incapace di accogliere in sé le cose del mondo entro un nesso ordinato, cioè come sono, come rimangono e come si comportano tra loro in conformità alla propria natura; questo mondo esteriore opera conformemente alla discontinuità interiore, alla incoerenza dell’uomo, e se ne serve.
Non esiste più un mondo esteriore che si possa conoscere, poiché è un caos; non vi è più un mondo interiore che possa conoscere con chiarezza, perché anch’esso è un caos. Perciò l’uomo non va più verso gli oggetti con un atto di volontà, non sceglie più gli oggetti e non li esamina: il mondo è disgregato, gli oggetti passano slegati di fronte all’uomo senza nesso. Che cosa passi è indifferente, importa soltanto che qualcosa passi. E in questo corteo tutto può insinuarsi, anche Adolf Hitler, e l’uomo preferisce che compaia almeno lui, Hitler, piuttosto che non veder comparire niente. «Heil», salute a lui che non solo passa personalmente in mezzo alla confusione, ma provvede anche a che la confusione non cessi, lui che muove la macchina della produzione in serie di cose e avvenimenti meglio di qualunque altro!
La grande città è l’espressione dell’assoluta mancanza di coesione. Lì questa mancanza si è fatta pietra, cioè no, cemento. Le linee delle case sono continuamente spezzate dal movimento delle automobili, dei tram, dei treni che sono come macchine che sbriciolano ogni cosa. La figura umana è ridotta a punti oscuri che come in un gioco malvagio sono sballottati fra le strade e i muri delle case. Il cielo sembra più del solito lontano dalla terra, anch’esso non è più un tutto coerente ma è fenduto dalle frecce dei veicoli.
II
Dato il caos esteriore Hitler, dunque, poté facilmente insinuarsi nel caos interiore, poté mostrarsi nella confusione accanto ad ogni cosa si adattasse; incoerente com’era, s’intonava ad ogni incoerenza.
E poiché si faceva vedere ripetutamente in questa confusione, divenne più visibile che le altre incoerenze; si fece la consuetudine a vederlo e lo si accettò come si accetta un dentifricio che si ripete continuamente nella confusione pubblicitaria dei giornali. Ben presto egli parve l’unica realtà in un mondo in cui ogni altra cosa si mostrava soltanto per scomparire immediatamente.
Dice Sorel che nella democrazia moderna un pugno di uomini ha la possibilità di impadronirsi del potere e di stabilire una dittatura. È vero. Ma è possibile soltanto perché oggi si approda a tutto casualmente, quasi scivolando, e così scivolando si approda ai poteri dello Stato; uno approda talvolta senza neanche accorgersi (meno ancora se ne accorgono gli altri); e non occorre che faccia molta fatica, che lotti per il potere, ma questo è carpito come si carpisce qualunque altra cosa nel caos nel quale si scivola. Che ciò avvenga in materia di politica è puramente fortuito; in questo mondo incoerente che vive del momento si può carpire qualunque altra cosa invece che la politica e la dittatura. Non vi è dunque una storia della salita al potere, non vi è in proposito una teoria, una dottrina: qui non vi è che la teoria, la dottrina della confusione.
Hitler non ebbe neanche il bisogno di conquistare: data la struttura della discontinuità, dell’incoerenza generale, tutto era per lui già preconquistato. E perciò il dittatore tenta di dare, in un secondo tempo, la «battaglia» della quale non vi era neanche bisogno, per raggiungere il potere: egli si sforza, ora che ha già il potere, di inscenare tutti i gesti del potere e di dimostrare con la violenza e l’assassinio che è dittatore grazie a un’azione propria e non grazie al caso risultante dal disordine.
Soltanto in un mondo di discontinuità totale un nulla come Hitler poteva diventare Führer, poiché nel mondo in cui tutto è incoerente non si ha l’abitudine di far confronti. L’uomo aveva davanti a sé soltanto questo nulla, Hitler; in un mondo nel quale tutto mutava ad ogni istante si era lieti che almeno uno, Hitler, si presentasse saldo e sicuro. In un mondo gerarchico Hitler, il nulla, sarebbe caduto da sé nel nulla, non lo si sarebbe potuto neanche vedere. Hitler era l’escremento di un mondo demoniaco e l’ordine del mondo vero l’avrebbe spazzato via.
Già altre volte, molto tempo prima di Hitler, era accaduto in questo mondo senza nesso che una nullità o una meschinità o una mediocrità fosse innalzata a assoluto, e che di questo assoluto si parlasse, si scrivesse, si mostrassero le fotografie, come se esso fosse il centro del popolo intorno al quale tutti dovessero raggrupparsi. A tale eminente centralità erano elevati ora una stella del cinematografo, ora l’inventore d’un motore azionato dal vento, ora un presidente di accademia, ora un esploratore della stratosfera o un libro di grande successo, così come più tardi Adolf Hitler.
Certo, in tutti i tempi si sono dichiarati grandi e importanti le meschinità o le nullità, ma prima, nel mondo della continuità, si sentiva pur sempre dietro la nullità e la meschinità la grandezza e l’importanza: questa c’era ancora, era soltanto celata. Al tempo di Hitler e in quello precedente pareva invece non ci fosse più altro che la nullità e, quel che conta, essa era un fenomeno primario, non si sentiva neanche più il vuoto dal quale era stata scacciata la grandezza.
[continua]

