Il diritto della dittatura

Johann Chapoutot

La nozione di dittatura è stata oggetto di un saggio apparso nel 1921, redatto dal giurista tedesco Carl Schmitt, universitario nazional-conservatore che aderirà opportunamente al nazismo dopo il 1933. In questo saggio, divenuto un classico della riflessione giuridica e politica, Carl Schmitt ricorda l’etimologia della parola e cita un adagio latino: Dictator est qui dictat. Il dittatore è colui che dice, colui che detta, colui che, dopo la sua presa di potere, è il solo a parlare. Concepita, durante la Repubblica romana, come un periodo di sospensione del diritto comune in cui, per salvare la Repubblica, si prescinde dalla propria legge fondamentale per ristabilirla meglio in seguito, la dittatura designa, per estensione, ogni forma di esercizio del potere in cui parla uno solo: un’autocrazia senza eredità né diritto divino, in sostanza, la monarchia di un XX secolo privata degli antichi fondamenti del potere, Dio e la Tradizione.
Essendo ormai l’unico a parlare, il dittatore, che detta e impone, mette fine ai dibattiti del parlamentarismo del XIX secolo, contestati dalla critica controrivoluzionaria del XIX secolo in poi e resi ancora più insopportabili dal ricordo delle trincee: come giustificare la mancanza di unione, l’interpellanza, la disputa, questo profluvio di parole e di suoni, al cospetto dei sacrifici consentiti? La vera comunità politica non sarà forse una, unica e raccolta dietro il suo capo, come il gruppo di combattimento? Il ricordo dei commilitoni scomparsi sarà costantemente messo in contrapposizione, soprattutto da parte dei fascisti, al rivoltante chiacchiericcio dei parlamenti. Il monologo del dittatore pretende dunque di porre fine al dialogo, il soliloquio autoritario fa cessare il colloquio delle ragioni: la dittatura ha preso atto dell’ingresso delle masse nella politica, ma solo per ridurle all’univocità dell’approvazione chiassosa. Le masse devono essere ricondotte alla ragione e addomesticate, perché cessino la divisione e la dispersione.

[Controllare e distruggere, 2015]