Meglio la democrazia!

— Meglio la democrazia che il fascismo. La prima, ad onta di tutti i suoi difetti, vi permette di vivere, di pensare, in certe condizioni anche di parlare, di avere almeno il senso della propria dignità d’uomo. Il secondo, invece, soffoca la vita, comprime ed uccide il pensiero, riduce l’essere umano alla condizione di schiavo. La democrazia consente un bagliore di speranza per l’avvenire; il fascismo è la tomba d’ogni fede nel destino degli uomini.
— Certo: meglio la democrazia che il fascismo.
Meglio la libertà relativa che la schiavitù assoluta.
Meglio l’influenza che la polmonite.
Meglio non avere un occhio che non averli entrambi.
Meglio un accidente secco dell’agonia atroce dell’idrofobia.
Tra due mali, il minore è sempre preferibile al peggiore.

Ma perché limitare la scelta tra due mali? Non sarebbe meglio evitare l’uno e l’altro? Non è, in ogni modo, insegnamento costante dell’esperienza e monito della ragione, che si cerchi di curare e guarire il male minore onde prevenire ed evitare il maggiore?
Che la democrazia sia un male, lo ammisero i padri che la fondarono sulle rovine dell’antico regime abbattuto dalla rivoluzione plebea. Essi la credettero un male necessario, ma non perciò meno un male.
I successivi due secoli d’esperienza hanno dimostrato che la democrazia borghese non è un male necessario, che è un male evitabile, che deve anzi essere energicamente estirpato per dar la salute della libertà e la gioia del benessere a tutti gli umani, senza di che dalle sue piaghe purulenti scaturiscono infezioni micidiali.
Il fascismo è venuto appunto dal non avere gli uomini voluto curarsi e guarire dai mali della democrazia borghese: monopolio, sfruttamento, oppressione, miseria.
Il male minore ha prodotto il male maggiore.
La scelta che l’umanità contemporanea deve fare, se vuole assicurarsi per l’avvenire la salute della libertà e della giustizia, le gioie del benessere, non è perciò scelta fra un male maggiore e un male minore – poiché questo contiene le cause di quello –; ma tra il bene e il male, tra la giustizia e l’iniquità, tra la libertà e l’oppressione, tra la civiltà e la barbarie, tra la vita e la morte. La guerra per tenere i popoli oppressi e sfruttati dal monopolio dei privilegi privati o statali, o la Rivoluzione sociale che emancipi il produttore da ogni sfruttamento, il cittadino da ogni forma di oppressione.

[L’Adunata dei Refrattari, vol. XXII, n. 52, 25 dicembre 1943]