Non serviam…

Il cittadino democratico – questo bipede addomesticato che infesta soprattutto l’emisfero occidentale – è allo stremo. Dopo essere stato per oltre due anni terrorizzato da una minaccia virale ed aver perciò dato retta agli esperti in medicina su quale mascherina indossare, eccolo ora atterrito da una minaccia nucleare e quindi pronto ad ascoltare gli esperti in geopolitica su quale bandiera sventolare. Il suo dubbio non è più a chi attribuire la responsabilità della diffusione del virus, se ad un pipistrello o ad una provetta di laboratorio infranta, ma a chi attribuire la responsabilità dello scoppio della guerra, se alla follia di un uomo di Stato russo o alla provocazione di un burattino di Stato ucraino. Ieri, dopo aver ignorato per una decina di anni gli avvertimenti sull’imminente e sicuro salto di patogeni d’origine animale nella specie umana, ha creduto che la soluzione alla pandemia consistesse in «tachipirina e vigile attesa». Oggi, dopo aver ignorato per altrettanto tempo gli allarmi sulla prossima e certa esplosione della polveriera post-EuroMaidan, crede che la soluzione alla guerra consista in sanzioni e negoziati diplomatici, non escludendo di ricorrere a gesti più muscolosi. Quanto ai capri espiatori da mettere all’indice e linciare, è passato dai no-vax ai pro-putin. C’è da domandarsi quale possa essere il vaccino salvifico da inocularsi contro la guerra e quante dosi gli saranno necessarie per fermare il massacro…
Davanti alla pandemia come davanti alla guerra, il cittadino democratico prima trasecola e inorridisce, poi rimugina e obbedisce. Il cittadino democratico è carta assorbente. Davanti a un vero e proprio genocidio pare addirittura indignarsi, di tanto in tanto, con un’indignazione che gli viene facile quanto la sua servitù volontaria. Non riesce a capacitarsi, davvero, di come le autorità competenti possano permettere che accada qualcosa in grado di strapparlo alla sua beota normalità. È convinto che chi fornisce quotidianamente il proprio obolo di obbedienza abbia tutto il diritto di bere l’aperitivo, falciare il prato e guardare la TV, in santa pace e in perfetta buona coscienza. D’altronde, cos’altro gli resta da fare? Alla libertà ha già rinunciato da un pezzo, preferendole la così detta sicurezza. La dignità l’ha perduta in mezzo al confortevole e scoppiettante panem et circenses. Quanto alla critica a cui pensare, l’ha sostituita con la narrazione a cui accostarsi con fede.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Non è solo Hitler ad aver vinto costringendo le democrazie degli Alleati a ricorrere ai suoi stessi metodi, come sosteneva un pensatore francese fin dal giugno del 1945, anche Mussolini ha sbaragliato i suoi avversari. Appeso a testa in giù in mezzo al ludibrio piazzaiolo, le sue idee trionfano oggi dappertutto in un Belpaese oramai a guida unica e privo persino di un simulacro di opposizione: tutto è nello Stato, niente è al di fuori dallo Stato, nulla è contro lo Stato. Si crede, si obbedisce e, per il momento, si fa il tifo per quelli che combattono. Magari ripetendosi che la guerra è una disgrazia, che è un ingranaggio assassino contro cui nulla si può fare, che le cose vanno così dalla notte dei tempi. Cos’altro poteva fare il (ex?) presidente ucraino, se non reagire all’invasione russa? Cos’altro poteva fare il presidente russo, se non reagire alla minaccia costituita dalla non-neutralità ucraina? Ed ora, cos’altro può fare l’ignorata Europa, se non pensare a ri-armarsi?
No, grazie. Quando si tratta di Stati, non venite a parlarci di «guerre giuste». La celebre spiegazione di un generale prussiano su cosa sia la guerra è lucida, certo, ma noi preferiamo le parole di un poeta francese: «La guerra è il massacro di persone che non si conoscono, per conto di persone che si conoscono ma non si massacrano». Chiuso il discorso. Le affannose perizie del casus belli che intasano programmi e web non ci interessano, risparmiateci il conteggio e la ripartizione dei cadaveri. Ma non sprecate tempo nemmeno con gli appelli al dialogo, alle trattative, alla pace.
Si ha un bel nascondere che le cause principali delle pandemie siano la deforestazione, la distruzione dell’habitat, l’inquinamento, l’industria, l’allevamento intensivo, il sovraffollamento. Ovvero il frutto dell’attività umana volta alla ricerca del profitto. Allo stesso modo, come si può pensare di opporsi alla guerra, al militarismo che fa la guerra, senza opporsi alle cause della guerra e del militarismo? Queste cause hanno le loro radici nella ricerca del potere, nella volontà di potere inteso sia in senso economico (capitale) che politico (Stato). Ed il potere si manifesta sotto due aspetti, quello attivo di comando e quello passivo di obbedienza.
Chi fa la guerra? Gli eserciti. Gli eserciti, come combattono la guerra? Con le armi. Ad istituire e mantenere gli eserciti non è forse ciò che produce, compra e vende le armi, e che — guarda caso! — è pure ciò che scatena e conduce la guerra? Sì, è lo Stato. Ma questa guerra voluta da un vertice che comanda sarebbe irrealizzabile senza una base che obbedisce: le forze armate, ovvero i militari con i loro strumenti di morte prodotti da civili. Qui in Italia le forze armate contano per il momento 162.000 «effettivi», uomini e donne addestrati ad eseguire senza esitazione l’ordine di massacrare. Mentre ad oggi sono 220 le aziende federate all’AIAD (Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza), che raccoglie la quasi totalità delle imprese ad alta tecnologia esercitanti attività di progettazione, produzione, ricerca e servizi nel settore bellico: più di 50.000 persone il cui lavoro è proprio quello di costruire materialmente i mezzi della guerra. A ciò vanno aggiunte le oltre 300 aziende iscritte al Registro Nazionale delle Imprese connesse all’armamento, l’indotto diretto e indiretto che vede il contributo attivo di altri 150.000 lavoratori. Non tutti costoro si limitano a ripetere gesti meccanici utili a costruire cannoni o missili, radar o spolette, come meri ingranaggi di una catena di montaggio. No, fra loro c’è anche chi studia e si applica per inventare nuovi e più sofisticati metodi per fare la guerra, ovvero per distruggere edifici e uccidere esseri umani. Sono almeno 17.000 le persone che nei laboratori sparsi per il paese sono dediti alla Ricerca e Sviluppo del settore bellico. Inoltre il governo, l’esercito, le industrie belliche, come potrebbero preparare e condurre la guerra senza un consenso popolare creato dagli ingegneri di anime della Propaganda?
Ecco chi è ad ordinare, preparare, eseguire, fomentare la guerra. Mica dall’altro lato del pianeta, macché! Proprio qui, sotto il nostro naso.