Non si guarisce la peste propagando il colera

Benjamin Péret

Ognuno di noi ha in mente nomi di individui che, un bel giorno, si sono svegliati «pensando» il contrario di quanto proclamavano il giorno prima andando a dormire. Un simile comportamento provoca giustamente il disprezzo da parte di chi viene tradito e il sospetto provvisorio di chi ha beneficiato del tradimento, qualora vi sia stato un vantaggio, costringendo il traditore a moltiplicare il numero e la qualità delle prove della sua brusca evoluzione. Se ha tradito una volta, perché non dovrebbe farlo di nuovo?
Di fatto, non ci sono esempi di tradimenti seriali da parte di uno stesso uomo, il quale avrebbe sempre più difficoltà a far ammettere i suoi repentini e continui cambiamenti di punto di vista. D’altra parte, induce i suoi amici di prima a vedere nelle parole che precedono il suo tradimento vero e proprio la preparazione dello stesso e a ricercarvi le prove della provocazione, del doppio gioco o perlomeno dell’impostura, poiché una brutale virata a 180 gradi risulta impensabile in un uomo in buona fede.

Calunniatori, assassini e falsi testimoni

Il caso di tradimento più tipico di questa metà del secolo è senza dubbio quello di Gustave Hervé, uscito di casa internazionalista per ritrovarsi in strada nazionalista e patriota. Ma si potrebbe sostituire senza inconvenienti con quello di un romanziere che insultava l’esercito francese per poi pavoneggiarsi con la medaglia militare appuntata sul petto, di un pittore in cerca di benedizione papale e di ordinazioni religiose, o di qualsiasi altro personaggio del genere.
Questa progenie è stranamente proliferata da qualche decennio e si sente sicura di sé al punto che il tradimento è diventato autentico motivo di orgoglio per un’intera categoria di persone. Hanno trovato la loro strada, come dicono. Baudelaire nota che il cane detesta i profumi, ma respira con delizia i fetori più ignobili. Ciò non toglie che quanto è nella natura del cane non sia abituale nell’uomo e, per quanto stanchi o disgustati si diventi, è impossibile non indignarsi nel vedere calunniatori, assassini e falsi testimoni ergersi impunemente a esempi di virtù.

Il traditore nel suo completo da imbroglione

Giova dire che il traditore viene apparentemente accolto a braccia aperte da coloro che ha appena raggiunto, diventando colui che «ha compreso» la falsità delle idee che difendeva il giorno prima. Per un istante ha la ribalta e, in genere, ha lo stomaco di aspettare l’indomani in totale tranquillità. Ma attenzione agli specchi! Non potranno che riflettere un brutto ceffo. Eppure è lo stesso uomo del giorno prima, sebbene l’ombra di ieri assuma tinte più fosche e persino il suono della sua voce abbia l’effetto di un bisbiglìo delatorio. Ricorda le parole che pronunciava una volta. Bah! Deve solo affermare l’opposto! Se ieri sosteneva punti di vista estremi, persino paradossali, perché oggi non può fare altrettanto, ma al contrario? Per quanto padre Ubu gli consigli di chiudere la propria coscienza in una valigia, essa si agita a disagio tra i calzini e il pennello da barba, quindi non incontrerete il traditore tanto presto. È dal giorno del suo tradimento che si nasconde e lo vedrete riapparire solo più tardi, quando, sicuro di sé, non si sentirà più a disagio nel suo completo da imbroglione.

Una disonestà totale e definitiva

Chiunque ha il diritto di cambiare opinione, questo è certo. Ma ripensando a due noti esempi, è forse giustificato scrivere un’ode al maresciallo Pétain cambiandone leggermente il titolo per chiamarla ode a De Gaulle(1) quando il vento cambia, o scrivere Mosca la rimbambita per diventarne in seguito uno dei più infimi servi(2)? Nessun dubbio che si tratti di disonestà totale e definitiva, una «macchia di sangue intellettuale» che «tutta l’acqua del mare non basterebbe a lavare». Il minimo che si possa dire è che la mancanza di convinzione dimostrata da una tale versatilità denota incoscienza, ad essere indulgenti — impostura, ad essere corretti.
I traditori — impostori, provocatori, doppiogiochisti — sorta di criminali di cui il mondo si deve liberare con urgenza, se non vuole ritornare alla legge della giungla. L’invasione tedesca non è stata sufficiente a far uscire dalle fogne un’intera fauna? È giunto il momento di reagire, di convincersi una volta per tutte che niente è più rivoluzionario della verità, che il ricorso alla calunnia e allo sputo («sputiamo su ciò che abbiamo amato», diceva il romanziere evocato all’inizio di questo testo(3)) è di esclusivo appannaggio dei nemici dichiarati o mascherati, tradizionali o nuovi, della rivoluzione sociale e tale deve rimanere. I mezzi vili servono solo cause odiose e l’opera di Machiavelli non è trasferibile sul piano rivoluzionario, perché l’inganno insegna solo ad ingannare. Tanto varrebbe parlare di arte usando un vocabolario sportivo. Inoltre Machiavelli non era che uno scolaretto, a confronto degli agenti della calunnia e della falsificazione sparsi su tutta la superficie del globo e diretti a distanza dal maresciallo dei «mea culpa».

A patto che un certo numero di uomini…

È falso dire: il nemico può essere sconfitto soltanto con le sue stesse armi. La menzogna stellata o «su un campo di martelli» non può essere distrutta attraverso la menzogna. Nemmeno combattuta. Non si lotta contro la peste propagando il colera. Solo la verità può sconfiggerla e la sconfiggerà, a patto che un certo numero di uomini vi si dedichi senza esitazione. È importante che la verità venga rispettata in tutti i casi, anche quando è temporaneamente o apparentemente sfavorevole alle idee che si difendono. Senza eccezione alcuna. È solo a questo prezzo che le forze della menzogna e dell’oppressione — due teste sotto lo stesso cappello — potranno essere poco alla volta respinte e sconfitte.

[Combat, 30 marzo 1950]

1 Il riferimento è a Paul Claudel, che nel 1941 adulava il maresciallo capo del governo collaborazionista di Vichy, per poi cantare le lodi del generale capo del governo subito dopo la Liberazione di Parigi.
2 Il riferimento è a Louis Aragon, passato con disinvoltura dall’irriverenza surrealista all’obbedienza stalinista.
3 Louis Aragon, ancora

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