The King

Oliver K.

Ecco. La carcassa purulenta del marciume americano infilata in un abito della taglia sbagliata: lo squallore di un un truffatore, la codardia di un imboscato, l’ingordigia di un parassita, il razzismo di un membro del KKKlan, il sessismo di un viscido maniaco, l’ignoranza di un ubriacone da bar e l’avidità di un vampiro dei fondi speculativi — il tutto dipinto di arancione ed esibito come una scrofa da competizione a una fiera di paese. Non un presidente. Nemmeno un uomo. Solo il distillato infetto di tutto ciò che questo paese giura di non essere, ma che è sempre stato — l’arroganza travestita da eccezionalismo, l’idiozia spacciata per buon senso, la crudeltà venduta come tenacia, l’avidità esaltata come ambizione e la corruzione venerata come vangelo. È l’ombra dell’America fatta carne, un idolo di zucca putrescente indice che quando una nazione s’inginocchia davanti al denaro, al potere e al rancore, non perde solo la sua anima — caga fuori questa boriosa oscenità e la chiama leader.